È il risultato delle analisi effettuate dall'Arpacal su indicazione del Nucleo ecologico dei Cc di Catanzaro
Trovato del cloro nel fiume Alaco
La Procura ha aperto un'inchiesta su un presunto disastro ambientale
Cesare Barone
SOVERATO
Presenza di cloro nelle acque del fiume Alaco. È questo il risultato delle analisi di comparazione effettuate dall'Arpacal, su indicazione dei carabinieri del Nucleo ecologico ambientale di Catanzaro, che stanno indagando sul presunto inquinamento ambientale dell'Alaco in località "Mammone" di San Sostene. Le indagini, coordinate dal pm Antonia Salamida della Procura della Repubblica della città capoluogo, in collaborazione con la stazione dei carabinieri di Davoli al comando del maresciallo Sandro Pagano, tendono ad accertare una serie di reati che vanno dall'inquinamento al disastro ambientale. Gli ultimi risultati hanno, in sostanza, confermato i sospetti dei militari, che già dai mesi scorsi erano al lavoro per verificare le responsabilità dell'inquinamento. Hanno proceduto infatti al sequestro di due scarichi abusivi lasciando, invece, libero l'impianto di potabilizzazione delle acque, in quanto considerato di importanza strategica servendo ben quindici comuni del comprensorio del basso jonio soveratese. Due filoni d'indagini diversi tra di loro che, nei prossimi giorni, riserveranno non poche sorprese sul fronte giudiziario. Al momento, bocche cucite in Procura sui nomi che verranno iscritti sul registro degli indagati. Ufficialmente solo due ne sono trapelati: il presidente e l'amministratore delegato della Sorical Spa, la società che gestisce la depurazione delle acque nell'intera Regione. Stando a quanto dichiarato dai militari, non è escluso l'iscrizione di altri funzionari, come persone coinvolte nel presunto inquinamento ambientale.
La presenza di cloro riscontrata nei campioni d'acqua prelevati nel corso d'acqua, avvalora il lungo e certosino lavoro investigativo e di intelligence messo in atto dai militari dell'Arma, i quali già dal mese di novembre scorso sono all'opera per fare piena luce su quanto si sta verificando nel fiume Alaco. Le indagini nacquero in seguito alle pressanti segnalazioni effettuate dal sindaco di San Sostene Luigi Aloisio, il quale segnalò al Prefetto lo stato di precarietà ambientale del fiume Alaco, in quanto le acque si presentavano di colore scuro e agli argini erano presenti morie di animali selvatici. Il Prefetto, in seguito alle segnalazioni decise di interessare la Procura e i carabinieri del nucleo ecologico ambientale per le opportune verifiche.
La Procura a sua volta delegò l'Arpacal a effettuare i primi prelievi d'acqua. In base ai primi riscontri oggettivi le analisi diedero esito positivo, in quanto nei campioni prelevati vi era verosimilmente la presenza di sostanze altamente tossiche e inquinanti per l'ambiente. Risultato confermato "in toto" dagli ultimi riscontri delle analisi che hanno dato esito positivo essendo state riscontrate tracce di cloro. Un danno ambientale enorme e non quantificabile che se confermato in sede processuale e giudiziaria sicuramente avrà delle conseguenze dirette sia sul patrimonio naturale della zona che dal punto di vista del depauperamento ecologico del paesaggio circostante alla località "Mammone" del comune di San Sostene dove è collocato l'impianto di potabilizzazione delle acque.
Tornando ai possibili e ulteriori risvolti giudiziari che nei prossimi giorni scaturiranno in seguito all'esito positivo della comparazione analitica dei campioni d'acqua prelevati, l'inchiesta potrebbe allargarsi coinvolgendo personalità di rilievo all'interno della "Sorical" Spa, ovviamente dopo averne accertato le responsabilità. La notizia ha lasciato pienamente soddisfatto il sindaco Aloisio, il quale ha commentato positivamente l'operato delle forze dell'ordine in seno all'inchiesta dell'inquinamento del corso d'acqua. «Apprendo con piacere – ha affermato – che l'Arma dei carabinieri e la Procura stiano andando fino in fondo su una situazione da me segnalata tempo fa al Prefetto di Catanzaro. Ciò dimostra l'attenzione e la sensibilità dei Carabinieri verso i reati di tipo ambientale».
Confermati i sospetti dei carabinieri chenei mesi scorsi hanno sequestrato2 scarichi abusivi