La Procura di Catanzaro indaga su un presunto comitato d'affari Una lobby di politici imprenditori e massoni?
Regione Calabria, sventagliata di accuse. 20 "avvisi", 26 perquisizioni (in tutt'Italia)
Betty Calabretta
Catanzaro
Misteriose logge segrete, telefonate di alti prelati, cene di faccendieri con avvocati e magistrati, trasversalismi sfacciati, assunzioni usate come grimaldelli per ottenere commesse, disoccupati da spostare come pedine sulla scacchiera del potere. È lo spaccato di un mondo verosimile ma tutto da verificare e dimostrare, quello che emerge dalla nuova mega inchiesta del pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, sfociata ieri in 26 perquisizioni eseguite dai carabinieri in tutt'Italia, e venti informazioni di garanzia in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall'associazione per delinquere alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, al finanziamento illecito dei partiti. L'inchiesta parte da un'informativa che già a novembre aveva indotto la Procura di Catanzaro ad attivarsi per vederci chiaro sulle società di outsourcing (appalto di servizi) che operano in Calabria dando lavoro a tempo determinato a molti giovani disoccupati. Già allora gli accertamenti vedevano coinvolti personaggi eccellenti tra cui un consigliere regionale, e denunce di forme di caporalato nelle assunzioni dei giovani utilizzati presso vari enti tra cui la Regione Calabria. Presa in carico dal pm De Magistris, l'inchiesta si è allargata fino a lambire il vertice della Regione. Tra gli indagati c'è infatti il vicepresidente della giunta, il diessino Nicola Adamo, e con lui un assessore di primo piano, il delegato all'Agricoltura, Mario Pirillo (Pdm), che con vigore respingono ogni addebito, e il consigliere regionale Antonio Acri (Ds). Ma anche un generale della Guardia di Finanza, Paolo Poletti, un senatore, Franco Bonferroni, già indagato nella maxi inchiesta Poseidone sulla depurazione in Calabria, un ex assessore della Regione Calabria, Gianfranco Luzzo, e anche Piero Scarpellini, un consulente «non pagato», ha precisato Palazzo Chigi, dell'Ufficio del consigliere diplomatico per i paesi africani che dipende dalla Presidenza del Consiglio. E poi ci sono i servizi segreti: tra i perquisiti un dipendente del Sismi ed uno del Cesis. Tutto all'ombra, sempre secondo l'ipotesi accusatoria, di una loggia massonica coperta, la Loggia di San Marino, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche sia per l'utilizzo di finanziamenti che per l'assegnazione di appalti. Un quadro che De Magistris definisce «devastante» e che attraverso alcuni personaggi "trasversali" porta dritto ad esponenti della passata Giunta regionale già coinvolti nell'inchiesta Poseidone e in quella sulla società d'informatica Tesi. Uno spaccato che vede - stando almeno ad alcune testimonianze - alcuni lavoratori costretti a consegnare una parte della retribuzione «ai consiglieri regionali ed agli assessori regionali». «So che fanno eccezione a questo sistema - dice un testa - l'assessore regionale Lo Moro ed i consiglieri regionali Chiarella e Magarò». Dalla valanga di intercettazioni e testimonianze su cui poggia l'accusa, emerge una figura in ascesa: Antonio Saladino, ritenuto il vertice della Compagnia delle Opere nel Sud Italia, coinvolto in un filone pregresso dell'indagine. Secondo un teste chiave, con la nascita della società di lavoro interinale "Obiettivo Lavoro" Saladino «comincia a divenire una vera e propria potenza anche politico-istituzionale». Ed è su un ipotetico intreccio tra politica e affari che il pm focalizza l'inchiesta. Un presunto gruppo di potere trasversale agli schieramenti, per il quale la massoneria funge da crocevia di rapporti sovraregionali: dieci, infatti, le persone indagate, rispetto alle 20 complessive, nei confronti delle quali viene ipotizzata la violazione della Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazioni segrete. Si tratta di Franco Bonferroni, consigliere d'amministrazione di Finmeccanica; Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo; Francesco De Grano, dirigente del settore Por 2007-2013 della Regione Calabria; Maria Angela De Grano, sorella di Francesco; Massimo Stellato, capocentro del Sismi a Padova; Gianmario Stellato, fratello di Massimo; Vincenzo Bifano, persona legata a Saladino; Armando Zuliani, imprenditore; Domenico Salvatore Galati, indicato come componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, e Piero Scarpellini, indicato come consulente di Prodi. E infine una parte dell'inchiesta riguarda il finanziamento illecito ai partiti: Domenico Galati secondo l'accusa «assume un ruolo di primo piano nell'accaparramento di fondi anche per il partito di Forza Italia. Emblematica - sostiene il pm De Magistris - la vicenda dell'operazione At Alberghiera, che gira anch'essa attorno a un contributo dalla Regione Calabria». Da verificare adesso come gli indagati orchestreranno la propria strategia difensiva a fronte di accuse ancora tutte da accertare.
(dalla Gazzetta del sud del 16/06/2007)