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Ricordando i tempi lontani, tra
gli alberi secolari di castagno un uomo vestito con pantalone di lana e in
maniche di camicia, compie un movimento lento ma costante, impugnando fra le
mani rugose due manici che sono collegati a un mazzuolo il quale affonda i
suoi colpi in una vasca di legno di castagno (pila) incavata, dove si
muovono su e giù con la forza dei colpi i pastidri. Continua a battere
con forza sin quando queste sono quasi tutte decorticate. Allora l’uomo, utilizzando
le mani a mo’ di pala, le fa uscire dalla pila dal bordo, come se le
scacciasse, facendole cadere su una salarda (grande drappo di tela tessuta al
telaio con filo d’asali ricavato dalla lavorazione della ginestra).
Una donna china le raccoglie in un contenitore con bordi
di legno e fondo di fil di ferro intrecciato (u crìvu). Con movimenti
lenti ma costanti inizia la cernita scartando di tanto in tanto quelle che
sono ancora con la buccia, sistemando le restanti in sacchi di juta (marinaro).
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