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Sequestrate sessanta case in costruzione
Notizia inserita il 20 /11 /2007
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San Sostene Indagati il proprietario della ditta che sta realizzando l'opera, il progettista direttore dei lavori e il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune
Sequestrate sessanta case in costruzione
Contestati i reati di abuso d'ufficio, distruzione e deturpamento di bellezze naturali, falsità ideologica

Francesco Ranieri
San Sostene
Dietro il sequestro che ieri ha interessato un cantiere edilizio a San Sostene Marina potrebbero esserci i reati di abuso d'ufficio, distruzione e deturpamento di bellezze naturali e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.
Sono almeno queste le ipotesi di reato su cui starebbe indagando la Procura della Repubblica di Catanzaro. L'inchiesta è stata aperta dal pm Francesco De Tommasi, portando al sequestro non solo del cantiere ma dell'intero complesso edilizio che vi si sta costruendo. L'imponente costruzione è situata tra la strada Statale 106 e la via interna del paese, Manzoni. Ad effettuare l'operazione sono stati gli uomini della sezione di Polizia giudiziaria della Procura, che stanno svolgendo le indagini su delega del magistrato. I militari hanno perquisito la sede della società che sta realizzando il complesso, di proprietà di Domenico Aversa, 37 anni. Assieme a lui, le perquisizioni hanno interessato le abitazioni e gli uffici di altre due persone coinvolte a vario titolo nella costruzione: il progettista e direttore dei lavori, ingegnere Francesco Froio, 47 anni, consigliere comunale nel vicino Comune di Davoli, e il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune di S. Sostene, Giorgio Procopio, 43 anni. Tutti e tre sarebbero, dunque, indagati per le suddette ipotesi di reato legate alla realizzazione del complesso edilizio, anche se la discrezione degli inquirenti a riguardo è massima.
Il progetto iniziale del centro residenziale/commerciale prevedeva la realizzazione di tre "corpi" principali nel terreno. Proprio questa estate, il 16 luglio 2007, il consiglio comunale di S. Sostene aveva poi approvato una variante al progetto originario, con delibera consiliare votata dalla sola maggioranza, inserendo nel progetto un'ulteriore particella edificabile. Allo stato attuale, comunque, il complesso edilizio presenta un livello piuttosto avanzato dei lavori. Le strutture dei fabbricati sono quasi tutte parzialmente edificate, mentre uno dei corpi principali è praticamente del tutto ultimato. Anzi, alcuni suoi locali sono stati già oggetto di regolare compravendita. D'altra parte, si tratta di un immobile situato proprio sulla strada Nazionale, dunque particolarmente appetibile dal punto di vista commerciale. Ma anche su questa "vicinanza" rispetto alla sede stradale della statale 106 sarebbero in corso delle indagini, volte ad accertare la regolarità nel rispetto delle distanza minime prescritte dalla legislazione.
Le attività commerciali che hanno aperto i battenti nei mesi scorsi, comunque, non dovrebbero correre pericoli. Quantomeno, chi è già proprietario dei locali o ha già sottoscritto il patto compromissorio, non avrà ripercussioni legali, in termini di sequestro e conseguente interruzione della propria attività. Infatti, i commercianti che si sono visti "visitare" dai militari hanno sentito un tuffo al cuore che sarebbe suonato come una terribile beffa per chi, come loro, da pochissimi mesi, febbraio o aprile, aveva acquistato un magazzino a livello strada o anche un appartamento all'interno dell'immobile. Ma, fortunatamente, le uniche "preoccupazioni" per i proprietari saranno solo quelle legate al successo della loro attività e agli eventuali mutui, magari a tasso variabile, contratti per l'acquisto dei locali.

 

(dalla Gazzetta del Sud di martedì 20 novembre 2007)

 

 

 

 

   
   
   

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