Catanzaro Il ministro risponde alla Camera mentre il pm segnala al Csm: arenata l'inchiesta Poseidone. Polemiche sulle consulenze di Genchi Mastella: «Su De Magistris mi sono mosso senza pregiudizi»
Giuseppe Lo Re
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«Nessun pregiudizio» nè una «tempestività ad orologeria»: il ministro della Giustizia Clemente Mastella chiarisce e contrattacca a Montecitorio, rispondendo alle interpellanze sulla richiesta al Csm di trasferire il pm di Catanzaro Luigi De Magistris e il procuratore Mariano Lombardi.
Risposta scritta alla mano, il guardasigilli ha poi parlato a braccio sulle implicazioni della questione e sulle polemiche che non accennano a rientrare. Alle sollecitazioni di Giacomo Mancini (Sdi) e Carlo Leoni (Sinistra Democratica) il ministro ha replicato che la richiesta di trasferimento in via cautelare «è stata adottata a seguito di interventi durati mesi e non solo alcuni giorni». Le «gravi irregolarità di De Magistris nella gestione delle inchieste - ha aggiunto - mi hanno spinto a ritenere sussistenti i presupposti per attivare la procedura di incompatibilità ambientale e funzionale. Le ragioni di urgenza sono connesse alla reiterazione e gravità delle violazioni rilevate e alla necessità di provvedere tempestivamente a porre rimedio a tale situazione». La richiesta al Csm sarebbe stata «un atto dovuto: se non lo avessi fatto - ha chisato il ministro - sarei venuto meno a un mio dovere. Sarà poi il Csm a decidere. E io sarei in galera se non fossi esecutore di prerogative costituzionali». Nel dettaglio, Mastella ha ribadito che le contestazioni a De Magistris riguardano la gestione dell'inchiesta "Toghe lucane", nonché «anomalie nel procedimento "Poseidone", ove il magistrato ha omesso di iscrivere nel registro degli indagati i nominativi di un generale della Gdf e di un parlamentare, nonostante il compimento di atti di indagine nei loro confronti». E ancora De Magistris «benché non più legittimato a procedere poiché era intervenuta la revoca della codelega, dispose la trasmissione degli atti alla Procura di Salerno sottraendone così la disponibilità ai magistrati coassegnatari». Inoltre sarebbe emersa dalle ispezioni una «situazione di obiettiva e grave incompatibilità nei rapporti tra procuratore e sostituto ». Nessun riferimento all'inchiesta "Why Not", nella quale è indagato il premier Prodi e risultano agli atti colloqui telefonici tra Mastella e tre dei principali indagati. «Vorrei sottolineare - ha replicato il ministro - che le vicende riguardano attività ispettive precedenti a tale episodio. Non ho elementi - ha chiosato - per essere partigiano».
Da parte sua Leoni ha rimproverato al guardasigilli di aver voluto colpire De Magistris perché è un magistrato «scomodo». Mancini ha parlato di «silenzio assordante» del Pd e messo l'accento sulla «solerzia sconosciuta» del ministro che chiede di rimuovere un pm «coraggioso» ma non fa nulla per i problemi del sistema giudiziario calabrese. Anche i deputati del Pdci ed esponenti di Italia dei Valori, il partito del ministro Di Pietro, hanno chiesto al guardasigilli di rivedere la procedura. Mauro Fabris, capogruppo alla Camera dell'Udeur, il partito di Mastella, ha presentato invece un'interpellanza per sapere «se corrisponda al vero che il dottor Genchi, consulente tecnico d'ufficio di De Magistris, abbia percepito compensi particolarmente ingenti e significativi per il compimento delle proprie prestazioni». Il professionista ha replicato in serata da Palermo: «Siamo all'assalto alla baionetta. Quando si toccano i "santuari" della politica e dei potentati economici, queste reazioni sono prevedibili».
Acque agitate anche a Catanzaro, dove si è appreso di una lettera inviata al Csm nel maggio scorso dallo stesso De Magistris per segnalare che l'inchiesta "Poseidone" si sarebbe «arenata» dopo l'avocazione. Proprio martedì scorso il pm Curcio ha però proceduto con l'interrogatorio del sen. Giancarlo Pittelli. E altre audizioni sarebbero previste a breve.
Fonti ben informate riferiscono che De Magistris sarebbe a Roma per affinare la difesa davanti al Csm. Intanto l'avvocato Alessandro Diddi ha scritto al pm: «Chiuda l'inchiesta "Why Not" prima che gli eventi la sovrastino, consentendo a tutti di poter svolgere le proprie difese».
(dalla Gazzetta del Sud di giovedì 27 settembre 2007)